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I 5 migliori plugin sociali per Wordpress

La maggior parte dei blog utilizzano i pulsanti di condivisione sociale poiché permettono di aumentare il traffico dei siti web. Vediamo quali sono  i migliori plugin per WordPress per il social bookmarking e per la condivisione:

Bookmarks Sexy: è uno dei plugin più popolari, con opzioni per aggiungere quasi tutti i social network più utilizzati. Viene aggiunto un menù bookmarking ai tuoi post, alle pagine e all’indice. E’ possibile personalizzare le icone visualizzate sui post e sulle pagine. 

Sociable: altro plugin molto popolare con oltre 1,5 milioni di download. E’ possibile personalizzare le icone che si vogliono visualizzare, impostare il tipo di icona e la posizione. È possibile selezionare e personalizzare le diverse funzionalità, come il testo, il colore e la lunghezza al fine di assicurare che i vostri lettori usufruiscano dei social network.

Sharebar: aggiunge una casella dinamica e interamente personalizzabile verticale a sinistra di un post che contiene i link dei più popolari social network. Per i blog che si sviluppano orizzontalmente è disponibile una barra verticale con le icone di condivisione più popolari sulla sinistra del tuo post. Se la pagina viene ridimensionata sotto 1000px (default), la barra verticale scompare e un sharebar orizzontale appare sotto il titolo del post.

WP-Socializer: plugin avanzato per l’inserimento di tutti i tipi di bookmarking sociale e pulsanti di condivisione. Dispone di eccellenti funzioni per inserire i pulsanti nei post o nella sidebar.  

Pulsanti di Share Lockerz / AddToAny: plugin WordPress che ti aiuta a gestire le persone, il bookmark, l’e-mail, i tuoi messaggi e le pagine utilizzando un qualsiasi servizio, come Facebook, Twitter, StumbleUpon, Google, Digg, Delicious e altri 100 siti di bookmarking.

    • #wordpress
  • scritto da luca valente
  • 2 settimane fa
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SEO e qualità dei siti web, Google rilancia

Nuovo update dell’algoritmo di Google previsto in questi giorni. Nome in codice ufficiale: Penguin Update (o webspam update). Nulla di altisonante a confronto con il Panda.

Lo annuncia Matt Cutts su Webmaster Central dove, a parte la solita manfrina sulla qualità dei contenuti e l’intento di Google di fornire risultati di ricerca sempre più utili per gli utenti, si evince come l’algoritmo andrà a colpire quei siti web che utilizzano tecniche poco pulite, black hat webspam, per falsare i posizionamenti sui motori di ricerca.

Parliamo di keyword stuffing e network di siti. Di recente Google aveva introdotto delle modifiche al proprio algoritmo che miravano ad incentivare la produzione di contenuti di qualità e la creazione di siti web realmente utili per gli utenti. Vi chiederete ma Google non penalizzava in passato lo spam? Certo ma questo aggiornamento dovrebbe rappresentare un ulteriore miglioramento nei confronti di quei siti che utilizzano tecniche come queste e che continuavano a ottenere buoni risultati nelle SERP:

- esempio di keyword stuffing



- esempio di link non contestuali 



I cambiamenti saranno attivi sin da subito in tutte le lingue. Se siete stati cattivi potete iniziare a preoccuparvi. Avete già notato dei cambiamenti in SERP?

    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 1 mese fa
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Sovra ottimizzazione, 6 aspetti su cui fare attenzione secondo Fishkin

Da più parti si vocifera di una modifica nell’algoritmo di Google che dovrebbe penalizzare i siti web sovra ottimizzati.

Personalmente sono ancora un po’ scettico anche perché secondo quello che si dice le novità non sarebbero così rivoluzionarie da  sconvolgere le linee guida SEO attuali di Google. Per chi ha fatto della moderazione e della qualità un obbligo non ci dovrebbero essere preoccupazioni. Per qualità intendo predisporre un sito web perché possa sembrare naturale e utile agli occhi degli utenti.

A parte questo la scorsa settimana Rand Fishkin ha indicato alcune modifiche da apportare al proprio sito web per evitare eventuali penalizzazioni. Vediamole insieme:

  1. Autenticità dei title. Molti consulenti SEO agiscono rimpinguando i titoli delle pagine di keywords. Evitate gli elenchi di parole chiave simili a favore di titoli più naturali e descrittivi. Questo esempio di seguito vi sembra naturale?
  2. Link interni manipolati. Un’altra tendenza è quella di linkare una o più pagine web utilizzando gli stessi anchor text ripetuti anche sulla stessa pagina. 
  3. Link nel footer. Se ne vedono ancora. Anche troppi. Siamo nel 2012 gente. Inserite nel footer link verso ciò che che un utente si aspetta di trovare. Utilizzate ogni spazio del vostro sito web in modo sapiente.  
  4. Blocchi di testo artificiali. Come nel caso dei link inseriti nel footer anche questa pratica si collega ad un modo di pensare per cui uno spazio vuoto è il luogo ideale per piazzare keywords e link. Capita sempre più spesso di trovarsi difronte a blocchi di testo pensati solo ed esclusivamente per i motori di ricerca: un’accozzaglia di parole chiave tenute assieme da un paio di articoli in o determinativi e qualche avverbio. 
  5. Backlinks di bassa qualità o da siti penalizzati. Beh probabilmente è uno degli elementi più difficili da verificare dato che non possiamo averne un controllo completo. Guardatevi alle spalle…siete stati bravi o qualche volta vi siete lasciati affascinare dal peccato? Il male, in ottica SEO, si chiama black hat e può assumere le forme di un network di siti, matrici di link, di firme sui forum, commenti su blog utilizzando robot come SENuke o Xrumer. Feccia. Ci sono modi più creativi e naturali di creare backlinks.  
  6. Pagine web simili. Una tendenza ancora in voga è quella di creare n pagine web ricche di testo praticamente simile in modo da poter piazzare link reciproci su varianti di anchor text. Beh in futuro questo tipo di soluzione potrebbe procurarvi dei problemi. 

Liberamente interpretato da 6 Changes Every SEO Should Make BEFORE the Over-Optimization Penalty Hits

    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 1 mese fa
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Rich snippets, alcune novità

Gran bella novità da parte di Google in tema di Rich Snippets e SERP.

  1. Rich snippets sui prodotti supportati a livello globale. Cosa significa?  Che gli utenti che faranno delle ricerche relative a prodotti potranno visualizzare tra i risultati di ricerca delle informazioni in anteprima sui prodotti presenti sui siti web. 
  2. Migliorato il supporto HTML dello strumento di test dei rich snippets sugli Strumenti per webmaster di Google. In questo modo sarà possibile verificare il codice HTML senza pubblicarlo sulle pagine web. In questo modo sarà possibile visualizzare l’anteprima del codice inserito.
    • #seo
  • scritto da luca valente
  • 1 mese fa
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SEO 2012: le certezze di Google Panda

Dal punto di vista SEO il 2012, da quel che emerge in questo primo trimestre, é iniziato come era finito il 2011.

Google Panda continua a sfornare update e penalizzare molti blog illustri o meno. Quello che molti blogger (esperti SEO e non) cercano disperatamente sono certezze in questo ambito.

Purtroppo Google si sbottona sempre meno anche se, va detto, alcuni punti fermi dovrebbero essere ormai assodati e su questi possiamo costruire la nostra strategia di posizionamento:

  1. Contenuti di qualità, restano sempre un punto fermo da cui partire. Se i nostri post sono originali, di qualità e di lunghezza superiore alle 250 parole, non credo subiranno penalizzazioni o cali nella SERP nonostante il Panda. Diciamo che questa é sempre stata una base per il SEO dalla notte dei tempi e anche oggi. 
  2. I backlinks restano un altro punto fermo molto importante e rappresentano la linfa vitale per chi vuole dominare le SERP. Google, in tal caso, si sbilancia e dice che link naturali hanno un valore decisamente superiore in relazione a quelli che sono ottenuti a pagamento, in modo innaturale, su blog non a tema con quello linkato oppure inseriti nel footer.
  3. Contenuti freschi tendono ad avvalorare sempre di più la posizione e il ranking di un sito o blog. Si intendono, con questo, post sempre aggiornati, nuove pagine, articoli quotidiani e simili.
    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 2 mesi fa
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Attenzione SEO, la perfezione non paga

Hai mai avuto la sensazione di aver fatto qualcosa di buono? Qualcosa di così perfetto e superiore rispetto a ciò che ti circonda da sentirti in colpa?

Se ti occupi di posizionamento nei motori di ricerca e SEO non avrai di che preoccuparti. Almeno dal futuro prossimo in poi. Dopo le misure correttive apportate al proprio algoritmo per combattere le content farms o per penalizzare le pagine con troppi Ads sembrerebbe che la prossima grande rivoluzione da parte di Google possa interessare i siti sovra ottimizzati. 

La perfezione potrebbe non ricompensarvi. Secondo alcune rivelazioni di Matt Cutts infatti Google starebbe pensando di appianare il campo per i siti con contenuti di qualità penalizzando quelli che presentano pochi contenuti ma be ottimizzati.

“All those people doing, for lack of a better word, over optimisation or overly SEO – versus those making great content and great site. We are trying to make GoogleBot smarter, make our relevance better, and we are also looking for those who abuse it, like too many keywords on a page, or exchange way too many links or go well beyond what you normally expect.”

Se così dovesse essere quindi potremmo dire addio a tutto il lavoro di anni. Sono un po’ scettico in merito. Se così fosse comunque che cosa dovremmo intendere per sovra ottimizzazione? 

    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 2 mesi fa
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7 Consigli ai web hosting per evitare di essere bannati da Google

Sappiamo bene che gli aggiornamenti che google effettua continuamente sul suo algoritmo hanno come scopo principale quello di offrire dei risultati di ricerca sempre più utili e inerenti alle ricerche fatte dagli utenti.

Contemporaneamente sappiamo anche nel campo SEO pur di scalare le SERP vengono a volte utilizzate tecniche non del tutto lecite che possono influenzare la qualità dei risultati di ricerca su google.

Proprio per tale motivo Google ha aumentato la presa per quanto riguarda le penalizzazioni colpendo anche siti e servizi che non sono altro che danni collaterali come ad esempio i web hosting.

Come lo stesso Google ha dichiarato sul suo sito, molti siti di web hosting e sottodomini sono diventati la maggiore fonte di spam e malware online, un esempio lampante sono 11 milioni di sottodomini co.cc che sono stati bannati dal motore di ricerca a causa di un numero rilevante di siti rilevati come spam o bassa qualità.

Proprio per tale ragione Google ha pubblicato 7 consigli proprio per i web hosting che non vogliono essere bannati a causa di “terzi” che ne fanno un uso eccessivo e spammoso.

1. Prima di tutto google consiglia la pubblicazione di una politica chiara sugli abusi, da comunicare agli utenti, garantendo trasparenza sulle azioni che vengono considerate spam.

2. Si consiglia l’utilizzo del CAPTCHA o strumenti analoghi per evitare di subire la creazione automatica di siti sul web hosting.

3. Tenere sotto costante controllo i segnali di spam quindi i numeri di annunci pubblicitari su una pagina, l’eccessiva keywords density, i redirects etc.

4. Rilevare la lingua dei siti di nuova creazione e gli orari (es. su un web hosting polacco migliaia di siti in giapponese creati di notte possono risultare sospetti).

5. Tenere sotto i log dei files per verificare se su un sito appena creato ci sono picchi di traffico improvvisi.

6. Tracciare le iscrizioni e individuare segnali di spam come il tempo di completamento del form, il numero di richieste dallo stesso IP, gli user name utilizzati.

7. Infine monitorare eventuale pagine infette da malware o phishing. Seguendo questi consigli i web hosting potranno dunque prevenire lo spam da parte dei SEO o comunque cercare di evitarlo così da evitare eventuali ban da parte di Google.

    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 2 mesi fa
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Consigli SEO per blogger, perché Google odia il tuo blog

Come spesso avrete sentito dire, saper scrivere non è propriamente sinonimo di successo. Specialmente online. Il successo in rete si misura soprattutto in termini di traffico e posizionamento nei motori di ricerca.

Mettiamo caso che tu sia un blogger costante in grado di assicurare ai tuoi lettori una frequenza di pubblicazione discreta e un buon livello di scrittura. Perché le visite scarseggiano? Come mai Google non riconosce le tue qualità e non premia i tuoi sforzi di scrittura?

Per Problogger ci possono essere ben 25 motivi per cui Google odia il tuo blog:

1. Quali keywords utilizzano i tuoi potenziali lettori? Il primo passo di un processo di ottimizzazione per i motori di ricerca è quello di capire in che modo i navigatori effettuano ricerche online e allineare sito e contenuti web a quelle parole chiave.

2. Come trovare le parole chiave adatte. Per scoprire in che modo i navigatori web cercano le informazioni puoi utilizzare uno strumento gratuito di Google che ti può dare informazioni sui volumi di ricerca per singola keyword. Prima di scrivere dovresti fare un giro sul Keyword Tool e verificare quali parole chiave generano volumi di traffico maggiore e poi impostare su quei termini il tuo post. Noterai solo dei vantaggi evidenti.

3. Non utilizzi le parole chiave in maniera frequente. Il numero di volte in cui una parola chiave si ripete all’interno di un testo permette a Google di comprendere meglio quale sia l’argomento dei tuoi contenuti. Ovviamente come in ogni ambito la virtù sta nel mezzo quindi evita fenomeni come il keyword stuffing e fa in modo che il testo sia quanto più naturale possibile. 

4. Chi troppo vuole nulla stringe. La semplicità alla lunga paga. Spesso accade però che un blogger rimanga incantato dalla propria scrittura e pensi di poter posizionare un sigolo post per una miriade di parole chiave. Visualizza un obiettivo e un argomento, definisci la parola chiave che ti potrebbe dare maggiori soddisfazioni e lavora su quello. In caso contrario gli sforzi SEO potrebbero risultare vani.

5. I tuoi titoli non contengono keyword pertinenti. Title e description hanno un peso enorme nella determinazione del posizionamento su Google. Evita quindi slanci poetici e ragiona in termini di marketing. Oppure vuoi che la tua voce rimanga inascoltata?

6. Non iserisci descrizioni nelle immagini.  Dovresti farlo, invece. Le immagini hanno un valore determinante nell’attrarre i lettori ma non vengono viste in alcun modo dai motori di ricerca. Come faccio a comunicare a Google cosa viene ritratto in un’immagine o in una foto? Usa tag ALT pertinenti al testo e che descrivano la foto ma non dimenticare la tua keyword principale.

7. Non inserisci link ai tuoi vecchi post. Una struttura di link articolata permette di collegare tra loro i contenuti, permette ai tuoi lettori di scovare contenuti che altrimenti sarebbero rimasti nel loro angolino. Da un punto di vista SEO Google presta particolare attenzione alla struttura di link del tuo blog. Segui la regola per cui: un link è il posto migliore in cui inserire le tue keyword.

8. Non inserisci mai link verso altri blog. Il blogger è un animale particolarmente superbo. Se non qualcosa di peggio. Inserire link verso risorse esterne è una pratica oramai in disuso. Eppure i vantaggi SEO sono duplici: oltre a segnalare il tuo post a blogger più “famosi di te” (e ricevere eventuali segnalazioni nel futuro) da un punto di vista SEO Google valuta positivamente il fatto che tu condivida contenuti di qualità con i tuoi lettori. 

9. Non inserisci title e description. Title, description e meta data in generale rappresentano un modo di iviare a Google le informazioni sul tuo post. Title e description vengono visualizzati in SERP (search engine results page) e quindi rappresentano il primo punto di contatto con i tuoi lettori. Inserisci qui  la tua keyword principale se vuoi sperare di posizionare il tuo post.

10. Gli URL del tuo blog non sono search engine friendly. Tecnicamente si definisce cononicalizzazione delle URL. E’ un’ottimizzazione che permette ai motori di ricerca di capire in maniera più semplice il contenuto dei tuoi post. Un URL del tipo www.consulenzaseo.tumblr.com/?=p342345345&324443/ è palesemente meno leggibile di questo www.consulenzaseo.tumblr.com/consigli-seo-per-blogger/. Che ne dici?

11. Hai controllato se ci sono link corrotti sul tuo blog?  Per link corrotto si intende un link che punta verso una pagina che non esiste più. Spesso può succedere, soprattutto se si utilizza un CMS come Wordpress o Joomla, quando si modifica un titolo di un post o si elimina una pagina/post. Questo tipo di errori non vengono visti di buon occhio da Google. Puoi utilizzare Screaming Frog SEO Spider per fare un checkup dei link corrotti sul tuo blog.

12. Il tuo blog non ha una sitemap XML. Una Sitemap è un file XML contenente gli URL di un sito insieme ai rispettivi metadati aggiuntivi. La sitemap permette di comunicare a Google e ai motori di ricerca tutte le pagine del tuo blog e facilitare la lettura e l’indicizzazione del tuo blog. I principali CMS hanno plugin che permettono la creazione automatica di sitemap XML e la segnalazione a Google. 

13. Forse stai copiando contenuti da altri bloggers. Google non ama i contenuti duplicati. Se pensi che copiare i contenuti da altri siti web non pensare di poterla fare franca.

14. Non aggiorni abbastanza frequentemente il blog. Nei mesi scorsi Google ha rilasciato un aggiornamento del suo algoritmo che predilige la freschezza dei contenuti. La frequenza di pubblicazione diventa quindi un importante fattore per la determinazione del posizionamento. Alcuni blogger pubblicano quando sono ispirati. Altri blogger ogni giorno. Tu a quale categoria appartieni?

15. Non usi mai elenchi puntati o numerati. Google ama gli elenchi puntati. Non solo. Anche i lettori o gli altri blogger preferiscono arrivare subito al punto. Se fornisci informazioni facili da digerire, magari sotto forma di listati avrai maggiori opportunità di ricevere qualche backlink in più.

16. Non sei presente sui social network. Google è costantemente alla ricerca di contenuti che siano rilevanti e di valore. Ultimamente anche i segnali porvenienti dalla sfera dei social network iniziano a diventare determinanti. Non ci è ancora dato sapere in che modo ma in qualche modo contano. Se ancora non lo hai fatto è il momento di costrure la tua community.

17. Non condividi i tuoi post sui social media.  Come sopra. Se non ci sei non puoi neanche condividere. Come puoi pretendere che Google prenda in considerazione segnali che non ci sono?

18. Non inviti i tuoi lettori a commentare.  Un blog ricco di commenti da l’idea che fornisca contenuti di valore e aggiornati frequentemente. Non pensare che sia troppo invasivo, i tuoi lettori potrebbero apprezzarlo. Invitali a commentare e a spaziare la discussione. 

19. Quale sito manda più lettori verso il tuo blog (referrals)? Sapere chi sono i tuoi lettori, quali parole chiave cercano e da quale sito provengono è un adato importante in quanto ti permette di avere quelle informazioni necessarie per adattare i contenuti del tuo blog. Google Analytics può darti tutte queste informazioni. Approfittane.

20. Invecchiamento precoce dei tuoi post. Ripubblicare argomenti di interesse comune o che altri hanno già trattato abbondantemente rischia di lasciarti nell’anonimato. Vuoi che il tuo blog sia bollato come irrilevante? Pubblicare consigli, guide, how-to post invece può essere rilevante per i tuoi lettori in quanto danno risposte ad una loro esigenza. Dedicati alla nicchia. Parla di qualcosa su cui sei competente. Sii interessante. Evita le banalità.

21. Non tratti argomenti interessanti. Per capire se gli argomenti che tratti sul blog sono interessanti o meno non devi chiedere a te stesso. Se lo facessi staresti già mentendo a te stesso. Ci sono diversi modi per capire quali argomenti sono di moda: altri blog di successo, trending topic di twitter, analisi dei volumi di ricerca su Google. 

22. Ospiti pubblicità non pertinente agli argomenti del tuo blog. Ho aperto un blog almeno vorrei ripagarmi le spese di hosting con un po’ di pubblicità. Niente di più corretto ma con moderazione. Scegli con cura gli annunci promozionali da pubblicare. Cosa faresti se leggendo un blog di letteratura ti comparisse un annuncio che promuove manette da sadomaso?

23. Non utilizzi i bottoni per la condivisione dei post.  Fa che i tuoi lettori diventino i tuoi ambasciatori. Non essere timido. Più segnali social Google riceve maggior valore avrà il tuo blog. 

24. I tuoi guest post sono replicati, interamente, su altri siti. Ospitare guest post di altri blogger è un metodo promozionale efficace. Ti permette di variare lo stile del tuo blog e ti offre un’estensione su audience a cui probabilmente non saresti mai arrivato con le tue forze. Assicurati che il guest blogger pubblichi gli stessi contenuti sul suo o su altri siti. Abbiamo già visto l’importanza dei contenuti duplicati e dell’originalità delle informazioni.

25. Scrivi di tanti argomenti al punto da confondere Google. Se entro in un negozio di scarpe preferirei non trovare trappole per topi. Non pensi? Potrebbe essere fuorviante. Potrebbe confondere le idee. Se hai più passioni o più argomenti di cui trattare non farlo su uno stesso blog. 

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  • scritto da luca valente
  • 3 mesi fa
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La differenza tra un buon SEO e un esperto SEO

Stoney deGeyter è sempre una miniera di spunti e vi consiglio vivamente di seguire il suo blog. Una delle domande che un cliente o un consulente SEO dovrebbe sempre porsi è: Qual è la differenza tra un buon SEO e un grande esperto SEO?

Fortunatamente, nonostante i millantatori e le mine vaganti, questo settore prima o poi riesce ancora ad essere selettivo. Come un organismo che rigetta le proprie intolleranze.

Investing in SEO is good. Investing in ROI is better.

La verità non ha mai nulla da aggiungere. Come contraddirlo?

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  • scritto da luca valente
  • 4 mesi fa
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Considerazioni sui title visualizzati nei risultati di ricerca

Il title è uno degli elementi principali su cui occorre lavorare per ottenere dei risultati in ottica SEO. In che modo Google considera le indicazioni che un webmaster fornisce al motore di ricerca? Sulla base di cosa Google decide quali title visualizzare nelle SERP?

Il title è la prima linea di un risultato ed è il link che un utente clicca per raggiungere un sito dopo aver effettuato una ricerca. E’ il punto di unione tra una ricerca e il sito web in cui navigheremo dopo aver cliccato.

Ecco perché Google ha sempre consigliato di scrivere title e description uniche e complete.

Quello che solitamente viene visualizzato dai navigatori è quello inserito come <title> tag da un webmaster o da un SEO. Un unico title però non può soddisfare le query di ricerca. Nel caso non venga fornito o nel caso di title poco descrittivi o rilevanti per gli utenti, ripetuti su più pagine o eccessivamente lunghi e difficili da leggere, Google può generare automaticamente title e description da visualizzare nelle SERP.  

Per la generazione dei title alternativi Google utilizza diverse tipologie di informazioni:

- indicazioni fornite da servizi come DMOZ

- informazioni prelevate dai rich snippet

- anchor text o indicazioni di siti che linkano il nostro sito web

Per avere maggiori informazioni in merito potete consultare la pagina dell’Help Center di Google dedicata a Title e description.

    • #SEO
  • scritto da luca valente
  • 4 mesi fa
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